L’obesità infantile

L'obesità infantile

L’incidenza dell’obesità infantile negli ultimi anni è in rapida ascesa, anche in Italia. Infatti, un’indagine promossa dal Ministero della Salute stima che il 10% dei bambini di età compresa fra i 6 e gli 11 anni sia obeso e che il 22% sia in sovrappeso [1].

Numerosi studi dimostrano che sovrappeso ed obesità durante l’infanzia e l’adolescenza sono altamente correlati con sovrappeso ed obesità in età adulta. I risultati di un noto studio di Aviva Must e dei suoi collaboratori [2] mostrano come il sovrappeso durante l’adolescenza sia correlato con un aumento dell’incidenza di patologie e della mortalità da adulti per malattie cardiovascolari ed altri disturbi cronici. Inoltre, anche i soggetti che perdono peso in età adulta a seguito di condizioni di obesità sviluppate durante l’adolescenza, rischiano gravi problemi di salute, suggerendo che è proprio durante l’adolescenza che l’obesità può attivare meccanismi associati a rischi in età adulta.

Più recentemente si sta anche rivelando il ruolo potenziale della crescita nel periodo intrauterino e durante il primo anno di vita come predittore di rischio cardiovascolare e obesità in età adulta [3].

Così come gli adulti, i bambini in moderato sovrappeso mostrano un aumento nei livelli di colesterolo LDL (il cosiddetto “colesterolo cattivo”), mentre bambini obesi mostrano anche aumenti nei livelli di trigliceridi ed, a volte, un aumento della pressione arteriosa oltre al diabete di tipo 2 [4, 5]. Altri problemi di salute associati con l’obesità e il sovrappeso nei bambini sono steatosi epatica ed epatiti, infezioni fungine della pelle, problemi osteoarticolari e, non per ultimi, problemi del comportamento che includono mancanza di autostima, depressione, ansietà, tendenza all’isolamento [6].

Spesso non è possibile individuare le vere cause dell’obesità infantile poiché solo raramente essa è dovuta ad alterazioni nei livelli ormonali. Più spesso, invece, è il risultato di una serie di ragioni quali una cattiva alimentazione, una scarsa attività fisica e sbagliate abitudini di vita. Senza dubbio, infatti, un ruolo chiave nell’obesità infantile è svolto dall’ambiente familiare, ossia dalle abitudini alimentari e dallo stile di vita che la famiglia propone al bambino. E’ fondamentale offrire al bambino un’alimentazione adeguata alla sua età sia in termini di quantità che di qualità degli alimenti, insegnargli a mangiare e ad apprezzare i cibi della nostra tradizione e coinvolgerlo nella preparazione dei pasti.
E’ necessario insegnare ai bambini e agli adolescenti a mangiare in modo sano e ad apprezzare i sapori semplici, ben diversi da quelli che l’industria e il marketing ci propongono quotidianamente. Basta dedicare ai nostri bambini un po’ del nostro tempo e non lasciarli a se stessi di fronte ad un frigorifero, spesso pieno di “calorie vuote”. A ciò si deve naturalmente associare l’attività fisica, nel rispetto dell’età e delle preferenze del bambino stesso, allo scopo di evitare la sedentarietà e l’isolamento. Osservare criticamente i nostri bambini è la chiave per intervenire in tempo evitando loro seri problemi.

[1] Istituto Superiore di Sanità, OKkio alla SALUTE: Sintesi dei risultati 2012.

[2] Must A., Jacques P.F., Dallal G.E., Bajema C.J., Dietz W.H. Long term morbidity and mortality of overweight adolescents: a follow-up of the Harvard Growth Study of 1922 to 1935. N. Engl. J. Med. (1992) 327, 1350-1355.

[3] Dietz W.H., Gortmaker S.L. .Preventing obesity in children and adolescents. Annu. Rev. Public Health. (2001) 22, 337–353.

[4] Pinhas-Hamiel O., Dolan L.M., Daniels S.R., Standiford D., Khoury P.R., Zeitler P. Increased incidence of non-insulin-dependent diabetes mellitus among adolescents. J. Pediatr. (1996) 128, 608–615.

[5] Couch S.C., Cross A.T., Kida K., Ross E., Plaza I., Shea S., Deckelbaum R. Rapid Westernization of children’s blood cholesterol in 3 countries: evidence for nutrient-gene interactions? Am. J. Clin. Nutr. (2000) 72(5 suppl), 1266S-1274S.

[6] Williams C.L. Can childhood obesity be prevented? Bendich A., Deckelbaum R.J. , eds. Primary and Secondary Preventive Nutrition. Totowa, NJ: Humana Press (2001) 185–204.

L’azione dei probiotici

L'azione dei probiotici

Un articolo di Bermudez-Brito e suoi collaboratori [1] descrive come i probiotici siano dei veri alleati della nostra salute.

Secondo la definizione della FAO (Food and Agriculture Organization) i probiotici sono microorganismi vivi che si trovano nell’intestino e che esercitano un’azione benefica sulla nostra salute quando somministrati in dosi appropriate [2]. Affinché dei microorganismi vengano considerati probiotici devono soddisfare alcuni requisiti, quali la tolleranza alle condizioni gastrointestinali (dove sono presenti acidi gastrici e bile), la capacità di aderire alla mucosa gastrointestinale e l’esclusione competitiva dei patogeni (cioè la loro presenza deve impedire il proliferare di microorganismi patogeni) [3].

I probiotici sono comunemente noti come flora intestinale o, meglio, come microbiota intestinale. Ne fanno parte i ceppi appartenenti ai Bifidobatteri e ai Lattobacilli, che sono anche i probiotici più utilizzati negli integratori alimentari e presenti in molti cibi.

I risultati di studi effettuati sull’uomo e su modelli animali mostrano come i probiotici abbiano effetti positivi contro molte malattie e disturbi [4], essi sono infatti efficaci nella soppressione della diarrea, alleviano i sintomi dell’intolleranza al lattosio, sono utili nel trattamento delle complicanze post-operatorie, hanno un ruolo contro il cancro del colon-retto, riducono i sintomi della sindrome del colon irritabile, prevengono malattie infiammatorie del colon. Le proprietà benefiche dei probiotici però sono specifiche per ceppo e quindi le proprietà di un ceppo non si applicano necessariamente ad un altro [5]. Di seguito vengono descritte più nel dettaglio alcuni dei meccanismi d’azione dei probiotici.

Poiché i probiotici idrolizzano alcuni carboidrati (cioè li rompono riducendoli in composti più semplici) essi svolgono un ruolo fondamentale nel facilitare la digestione e quindi l’assorbimento dei nutrienti. Allo stesso tempo essi hanno un ruolo nel mantenimento e nel rafforzamento della barriera intestinale, che è il principale meccanismo di difesa per mantenere l’integrità dell’epitelio e per proteggere l’organismo dall’ambiente esterno. Una volta che questa barriera è danneggiata, batteri e antigeni provenienti dal cibo possono raggiungere la sottomucosa e indurre una risposta infiammatoria, che può risultare in disordini intestinali.

I probiotici sono in grado di produrre sostanze antimicrobiche quali l’acido acetico e l’acido lattico che hanno un forte effetto inibitorio verso molti batteri patogeni [6]. In particolare, i Lattobacilli e i Bifidobatteri sono efficaci contro l’Escherichia coli, la Salmonella, l’Helicobacter pylori, la Lysteria monocytogenes ed il Rotavirus [7, 8, 9].
Gli stessi probiotici sono inoltre in grado di produrre vari acidi grassi benefici per la salute, come ad esempio l’acido linoleico coniugato, che è stato identificato come un potente agente anticancerogeno [10] e con probabili effetti anti-obesità [11].

E’ noto che i probiotici hanno la proprietà di potenziare il sistema immunitario attraverso specifiche interazioni con i linfociti presenti nel sangue e le cellule epiteliali dell’intestino e pertanto si prestano ad applicazioni preventive e terapeutiche per vari disordini gastrointestinali. Inoltre è possibile utilizzarli nella profilassi delle infezioni delle vie respiratorie o per aumentare la risposta degli anticorpi in seguito alla somministrazione di un vaccino [12, 13].

L’assunzione di probiotici è molto utile nei neonati che vengono allattati con latte formulato favorendo la produzione di immunoglobuline che i neonati allattati al seno assumono tramite il latte materno. Studi pediatrici hanno infatti dimostrato l’efficacia dei probiotici nel ridurre i sintomi della gastroenterite infettiva [14], soprattutto nelle infezioni da Rotavirus [15].

Al termine di questa veloce carrellata sui meccanismi d’azione dei probiotici è importante sottolineare che, tuttavia, sono necessari ulteriori studi per la comprensione dei processi alla base della loro azione che potrebbero rivelarsi fondamentali anche nello sviluppo di nuove strategie per il trattamento di malattie gastrointestinali ed autoimmuni.

[1] Bermudez-Brito M., Plaza-Díaz J., Muñoz-Quezada S., Gómez-Llorente C., Gil A. Probiotic mechanisms of action. Ann. Nutr. Metab. (2012) 61, 160-74.

[2] FAO/WHO: Health and nutritional properties of probiotics in food including powder milk with live lactic acid bacteria. (2001).

[3] Collins J.K., Thornton G., Sullivan G.O. Selection of probiotic strains for human application. Int. Dairy J. (1998) 8, 487–490.

[4] Yan F., Polk D.B. Probiotics and immune health. Curr. Opin. Gastroenterol. (2011) 27, 496–501.

[5] Williams N.T. Probiotics. Am. J. Health System Pharm. (2010) 67, 449–458.

[6] Russell J.B., Diez-Gonzalez F. The effects of fermentation acids on bacterial growth. Adv. Microb. Physiol. (1998) 39, 205–234.

[7] Chenoll E., Casinos B., Bataller E., Astals P., Echevarría J., Iglesias J.R., Balbarie P., Ramón D., Genovés S. Novel probiotic Bifidobacterium bifidum CECT 7366 strain active against the pathogenic bacterium Helicobacter pylori. Appl. Environ. Microbiol. (2011) 77, 1335–1343.

[8] Tsai C.C., Lin P.P., Hsieh Y.M. Three Lactobacillus strains from healthy infant stool inhibit enterotoxigenic Escherichia coli grown in vitro. Anaerobe (2008) 14, 61–67.

[9] Muñoz J.A., Chenoll E., Casinos B., Bataller E., Ramón D., Genovés S., Montava R., Ribes J.M., Buesa J., Fàbrega J., Rivero M. Novel probiotic Bifidobacterium longum subsp. infantis CECT 7210 strain active against rotavirus infections. Appl. Environ. Microbiol. (2011) 77, 8775–8783.

[10] O’Shea E.F., Cotter P.D., Stanton C., Ross R.P., Hill C. Production of bioactive substances by intestinal bacteria as a basis for explain-ing probiotic mechanisms: bacteriocins and conjugated linoleic acid. Int. J. Food Microbiol. (2012) 152, 189–205.

[11] Lee K., Paek K., Lee H.Y., Park J.H., Lee Y. Antiobesity effect of trans-10,cis-12-conjugated linoleic acid-producing Lactobacillus plantarum PL62 on diet-induced obese mice. J. Appl. Microbiol. (2007) 103, 1140–1146.

[12] Kaur I.P., Chopra K., Saini A. Probiotics: potential pharmaceutical applications. Eur. J. Pharm. Sci. (2002) 15, 1-9.

[13] Perdigon G., Alvarez S., Medina M., et al. Influence of the oral administration of lactic acid bacteria on IgA producing cells associated to bronchus. Int. J. Immunopathol. Pharmacol. (1999) 12, 97-102.

[14] Davidson G.P., Butler R.N. Probiotics in pediatric gastrointestinal disorders. Curr. Opin. Pediatr. (2000) 12, 477-81.

[15] Mastretta E., Longo P., Laccisaglia A., et al. Effect of Lactobacillus GG and breast-feeding in the prevention of rotavirus nosocomial infection. J. Pediatr. Gastroenterol. Nutr. (2002) 35, 527-31.

Gli effetti della carenza di fibre

Gli effetti della carenza di fibre

Recentemente una review di Michael R. Lyon e Veronica Kacinik [1] ha illustrato come la carenza di fibre nella dieta possa avere effetti deleteri sulla nostra salute.

Studi sperimentali ed epidemiologici, condotti nel corso degli anni, dimostrano una significativa associazione fra la mancanza di fibre nella dieta e l’insorgenza di malattie cardiache, aterosclerosi, diabete di tipo 2, obesità, insulino resistenza, ipertensione, dislipidemie, disordini gastrointestinali, cancro del colon [2]. Inoltre è noto che le fibre hanno un impatto diretto sulla velocità della digestione e sul senso di sazietà e pertanto hanno importanti effetti sul controllo del sovrappeso e dell’obesità.

Alcuni tipi di fibre possono diminuire la risposta glicemica agli alimenti, abbassare i livelli di colesterolo nel sangue, promuovere la regolarità intestinale, influenzare positivamente la microflora del colon, sequestrare ed eliminare composti tossici o cancerogeni introdotti con la dieta. Le fibre, infatti, influenzano il volume e la viscosità del cibo nello stomaco, determinando così un senso di sazietà che si traduce naturalmente in una diminuzione dell’introito calorico.

Una caratteristica delle fibre è la viscosità, che determina la riduzione della risposta glicemica post-prandiale, promuove la sazietà, diminuisce i livelli di colesterolo e acidi urici nel sangue [3, 4]. Vediamo come: le fibre viscose aumentando il tempo di transito del cibo nell’intestino, abbassano la velocità di digestione e assorbimento ed il conseguente prolungamento dell’esposizione della mucosa enterica ai macronutrienti così ottenuto aumenta la liberazione di peptidi anoressizzanti, ossia di quelle sostanze che diminuiscono lo stimolo dell’appetito [5].

La capacità delle fibre di assorbire e trattenere l’acqua durante il transito nell’apparato digerente è il fattore chiave che determina i loro effetti. Le fibre possono essere solubili o insolubili. Le fibre solubili hanno l’abilità di creare un gel stabile che occupa il volume dello stomaco dando così un senso di sazietà senza assumere calorie addizionali. Il nostro organismo è incapace di digerire le fibre e la maggior parte della flora microbica dello stomaco non può utilizzare le fibre insolubili come sorgente di energia, per cui queste sono eliminate facilitando il transito intestinale e regolando l’assorbimento di zuccheri e grassi. Le fibre solubili sono invece utilizzabili da alcuni batteri che le usano come substrati. Tali fibre sono definite prebiotiche in quanto capaci di promuovere la crescita di flora microbica benefica presente nell’apparato digerente e di ridurre la popolazione di flora potenzialmente dannosa. Recenti studi dimostrano che tale effetto potrebbe avere un ruolo importante nella riduzione dell’adiposità e del contributo degli adipociti a processi infiammatori associati con l’obesità, il diabete, le malattie cardiovascolari [6, 7]. La mancanza di un sufficiente introito di prebiotici durante i primi anni di vita può avere effetti a lungo termine sulla regolazione glicemica che porterebbe ad una predisposizione a sviluppare diabete, obesità e malattie cardiovascolari da adulti [8].

I Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed Energia per la Popolazione Italiana del 2012 (LARN) prevedono che un adeguato apporto di fibre nella dieta corrisponda ad almeno 25 g al giorno per gli adulti e circa 8 g al giorno per i bambini e purtroppo spesso questi valori non sono raggiunti nei nostri regimi alimentari.

[1] Lyon M. R., Kacinik V. Is there a place for dietary fiber supplements in weight management? Curr. Obes. Rep. (2012) 1, 59–67.

[2] Timm D., Slavin J. Dietary fiber and the relationship to chronic diseases. Am. J. Lifestyle Med. (2008) 2, 233–40.

[3] Koguchi T., Nakajima H., Koguchi H., et al. Suppressive effect of viscous dietary fiber on elevations of uric acid in serum and urine induced by dietary RNA in rats is associated with strength of viscosity. Int. J. Vitam. Nutr. Res. (2003) 73, 369–76.

[4] Kristensen M., Jensen M. G. Dietary fibres in the regulation of appetite and food intake. Importance of viscosity. Appetite (2011) 56, 65–70.

[5] Chaudhri O., Small C., Bloom S. Gastrointestinal hormones regu-lating appetite. Phil. Trans. Biol. Sci. (2006) 361, 1187–209.

[6] Dewulf E.M., Cani P.D., Neyrink A.M., et al. Inulin-type fructans with prebiotic properties counteract GPR43 overexpression and PPARgamma-related adipogenesis in the white adipose tissue of high-fat diet-fed mice. J. Nutr. Biochem. (2011) 22, 712–722.

[7] Delzenne N.M., Cani P.D. Interaction between obesity and the gut microbiota: relevance in nutrition. Annu. Rev. Nutr. (2011) 31, 15–31.

[8] Maurer A.D., Eller L.K., Hallam M.C., et al. Consumption of diets high in prebiotic fiber or protein during growth influences the response to a high fat and sucrose diet in adulthood in rats. Nutr. Metab. (2010) 7, 77.